I bambini ipercinetici o iperattivi

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La ADHD – Attention Deficit Hiperativity Disorder che indica in italiano il Disturbo da iperattività con deficit dell’attenzione, chiamato anche Sindrome da iperattività con deficit dell’attenzione, o Disturbo da deficit dell’attenzione con iperattività è per alcuni clinici riconducibile piu’ semplicemente alle già conosciute Sindromi ipercinetiche.

I due manuali di classificazione diagnostica dei disturbi psichici, normalmente utilizzati, il DSM IV e l’ICD 10, e a quest’ultimo facciamo qui principalmente riferimento, indicano in quattro aree quelle costitutive della Sindrome ipercinetica a cui associamo sinteticamente alcune esempi di comportamenti considerati sintomatici:

  • Deficit dell’attenzione: sembra non prestare attenzione a ciò che gli viene detto; non riesce a mantenere l’attenzione nello svolgimento dei compiti; è spesso distratto da stimoli esterni
  • Iperattività: si alza spesso dalla sedia in classe o in altre situazioni; spesso corre o si arrampica in situazioni in cui ciò è inappropriato;
  • Impulsività: spesso interrompe o si intromette nelle attività altrui; spesso parla eccessivamente senza un’adeguata adesione alle regole sociali;
  • Pervasività dei fenomeni: questi comportamenti dovrebbero manifestarsi in piu’ ambienti, ad esempio, sia a casa, sia a scuola.

I sintomi indicati si devono presentare, per essere inquadrati nella patologia in argomento, entro i 7 anni di età.

La diagnosi dell’iperattività è di tipo clinica e si fonda su una precisa procedura che prevede: l’esame fisico gloabale, l’anamnesi famigliare, l’anamnesi del bambino, l’esame delle capacità visive ed uditive, l’EEG e la tomografia assiale. Si possono usare anche dei questionari per i famigliari e gli insegnanti.

Come affrontare la Sindrome ipercinetica con o senza deficit dell’attenzione ?

Per curare occorre fare qualche ipotesi sulla causa, oppure si può agire sul sintomo, accontentandosi di ciò, se il risultato è quello desiderato: cioè di avere un bambino calmo e “regolato” nei suoi movimenti. Da qui ne consegue il ricorso al farmaco (Ritalin) ma sappiamo che non sempre il medesimo sintomo è indice della medesima patologia e questo ancor più in campo psichico.

Il farmaco quindi può venir somministrato a tutti coloro che presentano una sintomatologia simile, anche apparentemente simile, senza sapere quale ne sia la natura: biologica, relazionale, neurologica, affettiva. E sappiamo quanto siano complesse e articolate le manifestazioni che i bambini evidenziano.

Oppure si può considerare la questione dal punto di vista comportamentale e attraverso di esse cercare di comprendere ciò che succede e apportare quegli accorgimenti che mirano a ridurre l’eccesso delle manifestazioni e soprattutto il loro effetto problematico.

Quindi, sul piano operativo, si possono mettere in atto alcuni accorgimenti, validi sia per il contesto scolastico, sia per quello famigliare e sociale, in genere, quali ad esempio:

  • assicurarsi innanzitutto che il bambino non presenti problemi alla vista, o all’udito
  • chiedere al bambino stesso cosa possa aiutarlo, in che modo egli apprende piu’ facilmente
  • stabilire delle regole; strutturare, insieme a lui, il suo tempo e le sue azioni
  • stabilire e ricorrere sovente al contatto visivo: da occhio ad occhio
  • mettere dei limiti, delle frontiere, senza essere repressivi
  • complimentarsi con il bambino per i successi che si ottengono
  • ridurre i compiti consistenti, in tanti piccoli lavori
  • aiutate il bambino a sviluppare l’autosservazione
  • quando possibile date loro delle responsabilità

I bambini ipercinetici sono molto intuitivi, spesso di intelligenza elevata, sebbene con grandi difficoltà a restare concentrati anche per brevi istanti, ma capaci di sorprendere l’interlocutore con acute osservazioni, quasi inspiegabili in considerazione del contesto di distrazione nel quale si sono formate.

Presentano una insofferenza a stare a loro posto, nel loro spazio ma hanno un forte bisogno di delimitazioni, di regole che li organizzino e che diano loro dei riferimenti. Invadono, con impertinenza, lo spazio dell’altro, ignorando anche le diversità generazionali.

Hanno una evidente incapacità o disinteresse a riflettere su di sé, sui propri comportamenti. Preferiscono, in modo netto, l’agire al pensare. Spesso mostrano una creatività sorprendente e si esprimono bene attraverso il disegno, tanto che questo nella mia pratica è spesso diventato, prima sostitutivo e poi veicolo della stessa.

C’è infine un’altra modalità con la quale affrontare le problematiche poste dalla sindrome ipercinetica, ed è quella di andare aldilà delle evidenze manifestate con l’agire dal bambino, cercando di individuarne il senso profondo, al fine di realizzare una cura efficace. Muovendoci in questa ottica possiamo formulare alcune considerazioni. Il ricorso al farmaco acquieta, o quasi, ogni interrogativo che l’entourage famigliare e sociale potrebbe e dovrebbe porsi, relativamente al diffondersi di questi disturbi. L’idea della patologia, utilizzata come fattore razionale di gestione e delimitazione del fenomeno ed avallata, più o meno, da evidenze neurologiche, tende a risolvere il problema dal punto di vista, oltre che sociale, da quello, ed è piu’ importante, soggettivo. Evitando quindi il porsi di domande del tipo: il bambino con il suo agitarsi ci vuole dire qualcosa? Sta esprimendo una domanda, o una lamentela ? C’è qualche ragione di ciò, nel clima socio-culturale nel quale viviamo ? Il bambino iperattivo ha difficoltà con la parola e infatti la sostituisce con l’azione. Un ‘azione che per questo motivo appare sprovvista di un chiaro senso.

Ed è proprio perché il bambino è in sostanza privato della parola che egli passa all’azione. Egli è in difficoltà con i limiti di spazio e di tempo e infatti tende ad occupare, invadendoli, gli spazi dell’altro. Ad esempio sedendosi sulla sedia dello psicologo, toccando tutto ciò che trova sul suo tavolo, agitandosi in continuazione. Spesso si porta dentro di sé una consistente angoscia e da questa fugge, tanto che ha difficoltà con il sonno perché è nel sonno che viene a contatto con le sue paure piu’ intense e profonde. E’ spesso un bambino verso il quale, soprattutto nella prima fase di identificazione, all’epoca di quella che è chiamata la fase dello specchio, cioè, intorno all’anno e mezzo di vita, che Lacan spiega essere costruita e “certificata” dall’altro, è stato delimitato, bloccato nella sperimentazione di sé.

L’altro, generalmente di tipo materno, è stato, ed è quasi sempre, presente e pronto a provvedere ad ogni bisogno del bambino. Soprattutto in quella fase, al bambino è stata resa difficoltosa la possibilità di anticipare e sorprendere l’altro con i propri movimenti corporei. E da qui una difficoltà a conoscere e sperimentare il proprio e i suoi limiti spaziali. I bambini ipercinetici sono molto intuitivi, tanto da dare sovente l’impressione che sappiano già tutto o molto della realtà che li circonda, intesa in particolare come realtà del mondo adulto e quindi soprattutto genitoriale.

Ma che cosa già saprebbero? Il “sapere” del bambino è qui da intendere come un interrogativo, a cui egli risponde con una rappresentazione a livello immaginario, che egli si pone intorno alla propria origine. Da dove vengo? Sono questi i miei genitori ? Interrogativi, tra l’altro, normalmente presenti nella crescita del bambino. Nella mia esperienza ho constatato un miglioramento allorchè il bambino ripercorre, in un certo senso, la propria origine, liberata dalla presenza ingombrante dell’altro. Un ragazzino in una sequenza di disegni ha evidenziato questa sua riappropriazione, conclusasi con il disegno di una figura nuova, che lo rappresentava, risultante, in un certo senso, da una nuova nascita e dalla riappropriazione della parola, intesa come insieme di vocaboli fino allora disarticolati ed ora messo in rapporto alla propria azione.

One Response to “I bambini ipercinetici o iperattivi”

  1. 1
    Laurenza Says:

    Salve,
    Ho letto quanto scritto ed ho,praticamente, visto in tutto e per tutto mia figlia.
    Lei e’ sempre stata cosi’,sin da piccolina,ma mai nessuno ha capito il perche’ di questo suo modo,esasperante,di comportarsi.
    L’anno passato ha frequentato la prima elementare ed ha avuto problemi importanti a scuola;si suppone che possa essere dislessica.
    La cosa scioccante e’ che in un test somministratole per il calcolo del QI il suo risultato,su un massimo di 100,e’ stato 117 ed era un test per bambini dai 7 ai 14,mentre lei ne aveva 6!!!
    Si immagini che lo psicologo disse:”Signora non so come fa a tenerle testa,io ho avuto serie difficolta’!!!”
    Io davvero non so come comportarmi con lei e vorrei un aiuto concreto!
    Vi ringrazio per l’attenzione e spero in una vostra risposta!
    Cordiali saluti
    Laurenza Serri

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